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I FARMACI GENERICI FANNO DAVVERO RISPARMIARE?

La nuova disciplina sulla prescrizione dei farmaci che comporta l’obbligo per i medici di scrivere nelle ricette solo il principio attivo e non più il nome del farmaco dovrebbe incoraggiare all’uso dei medicinali generici, più economici rispetto a quelli di marca.  Ma secondo il Briefing Paper dell’Istituto Bruno Leoni ‘La ricetta del ministero. Gli effetti collaterali delle nuova disciplina delle prescrizioni‘, dopo aver analizzato la norma prevista dalla spending review, risulta che il ricorso al farmaco generico non comporta alcun risparmio per la spesa sanitaria.

Anzi, afferma: “L’obiettivo pare quindi essere non legato a risparmi per le finanze pubbliche, bensì alla volontà di avvantaggiare una parte della filiera farmaceutica (i produttori di farmaci generici, per i quali la scadenza brevettuale è passata) a svantaggio di un’altra (i produttori di farmaci innovativi, che mantengono nel proprio portafogli prodotti che pure hanno superato i termini della tutela brevettuale)“. Secondo questo studio, ed è credibile, “in sostanza, il rimborso del Ssn è già fissato al prezzo più basso tra quelli dei farmaci equivalenti in commercio e la spesa pubblica relativa resta quindi sganciata dal tipo di prescrizione effettuata. Quello che ora cambia è soltanto il fatto che la possibilità data prima al paziente di conoscere i generici a disposizione, con l’aiuto del medico e del farmacista, diviene ora un obbligo a carico di questi ultimi, senza che risultino effetti benefici per la spesa pubblica e vantaggi di certezza e sicurezza sanitaria per i pazienti“.

Si capisce come allora l’effettivo risparmio c’è solo nel caso in cui il paziente acquisti un medicinale che non rientra nella categoria completamente a carico del sistema sanitario. In pratica, quando dobbiamo pagare totalmente noi il farmaco, c’è un risparmio effettivo per le nostre tasche se scegliamo il generico. Ma quando il medicinale è a rimborso del sistema sanitario, non c’è differenza tra la scelta del generico e la scelta del farmaco di marca.

Lo studio di cui sopra dimostra poi  “come questo approccio tradisca scarso rispetto per la libertà di scelta del medico e possa generare piccoli e grandi inconvenienti per farmacisti e pazienti“. Soprattutto non si capisce invece perché il governo debba scegliere di avvantaggiare un comparto, i genericisti, anziché un altro, le aziende farmaceutiche che questi farmaci li hanno inventati e brevettati, senza che ve ne sia un vantaggio diretto per il sistema sanitario nazionale.

> Federico Rossi (157 Articoli)
Sociologo e giornalista con la passione per la sostenibilità ambientale e un passato da selezionatore del personale per una multinazionale. Dal 2006 si diverte lavorando come freelance per diverse agenzie di Milano. Per NoiRisparmiamo si occupa dal 2012 di scovare tutti i fondi statali, gli incentivi e i metodi per pagare meno tasse, oltre a coordinare il lavoro della Redazione.

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